Visualizzazione post con etichetta travaglio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta travaglio. Mostra tutti i post

5 marzo 2017

Un'ora in più di fase espulsiva dimezza i cesarei

Un nuovo studio pubblicato sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology  ha dimostrato che dando alle partorienti un'ora in più di tempo per affrontare la fase espulsiva in travaglio, si dimezza la percentuale di tagli cesarei.

Leggi qui

27 gennaio 2017

Il travaglio è come una maratona, si può mangiare con le doglie (ma dai?)


Partorire e' faticoso e ci vuole tanta energia per farlo. Ma veramente? Ci voleva uno studio americano per dirci che una donna in travaglio non può stare a digiuno. Le ostetriche che assistono i parti in casa lo dicono da sempre, come io stessa sostenevo otto anni fa nel mio libro "Partorire senza paura" (e due anni dopo ne "Il Parto in Casa").


Passano gli anni, le evidenze scientifiche si moltiplicano, gli articoli e i libri si sprecano, ma quando si parla di nascita, il buon senso sembra essere ancora assente in sala parto. Ci si sveglia solo quando arriva l'ennesimo studio americano, perché ovviamente la voce di chi assiste le donne da sempre, cioè le ostetriche, non è ancora attendibile, affidabile. E' ancora considerata un pò rudimentale, poco scientifica....


Allora, in questo studio dell'American Society of Anesthesiologists, si paragona il travaglio di parto a una maratona, nel senso che - viene spiegato - una donna che sta partorendo ha bisogno della stessa energia e delle stesse calorie di una maratoneta. Una vera sorpresa, vero? Chi ha partorito, come me, lo sapeva anche prima di leggere questo studio. Ma perché alle partorienti è imposto il digiuno? (non sempre per fortuna): per ridurre il rischio di aspirazione polmonare in caso di anestestia generale necessaria per un parto cesareo d'emergenza. Da un paio di decenni però il ricorso all'aspirazione è crollato in conseguenza per via del crescente ricorso all'analgesia spinale, quindi i medici si sentono di dire che un "pasto leggero" è permesso. 


Le ostetriche che assistono i parti in casa, una modalità che ovviamente non prevede anestesie e interventi chirurgici, fanno sempre scegliere alla donna se mangiare oppure no. L'impegno di far nascere un bimbo/a è davvero immenso e può durare ore/giorni, non si può pretendere che la futura mamma muoia di fame. Quello dell'ASA non è certamente l'unico studio che dimostra l'inutilità, se non il danno, di questa procedura standardizzata. Ne cito uno a caso: nel 2009 sul British Medical Journal uscì una ricerca effettuata in un ospedale universitario londinese, che dimostrava gli stessi principi (leggi qui).


Speriamo che piano piano qualcosa cambi.

5 novembre 2012

Partorire con dignità, il racconto di Giulia

Mi fa piacere condividere con voi questo messaggio:





Complimenti per il bellissimo libro Partorire senza paura. 
L'ho letto durante l'attesa del ns Stefano (guarda caso nato come Lei il 5 dicembre) e l'ho trovato utile e ben scritto. 
Avevo stilato un piano del parto ben preciso (no ossitocina, no manovra, no episiotomia, no interventi esterni). Ma dopo 2 ore quasi di spinte e il bambino che aveva messo la testina per traverso ero esausta e ostetrica e ginecologa mi hanno detto, molto apertamente, che era il momento di dare un aiuto...quindi manovra, taglietto e ventosa.....non si può definire un parto naturale al 100%, ma le cose sono andate così nonostante le migliori intenzioni....
Ero troppo stanca per riuscire a far uscire Stefano, tanto più che la testa non era posizionata come doveva. Ma il mio travaglio, grazie anche all'aiuto ricevuto dal corso di accompagnamento prenatale di Claudia Boni dell'associazione Albero Sacro di Rio Saliceto, è stato molto bello.....e raccolto. 
In un angolo semibuio su un tappeto, con musica in sottofondo e mio marito che mi massaggiava la schiena. Nell'altro angolo della sala travaglio ostetrica e ginecologa che osservavano. Monitoraggi distanziati circa di mezz'ora e non invasivi. 
Alla fine entrambe ci hanno fatto i complimenti per la dignità e il raccoglimento con cui avevamo vissuto quei momenti.
Scusi lo sfogo ma avevo voglia di renderla partecipe di un momento per me cruciale del quale anche Lei ha fatto parte per molte cose che ho appreso dal Suo libro.

4 aprile 2012

Oggi travagli più lunghi rispetto agli anni Sessanta

Oggi le donne hanno travagli più lunghi rispetto a 50 anni fa. A scoprirlo sono stati i ricercatori del National Institute of Health, autori di uno studio pubblicato sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology Per le primipare, la prima fase del travaglio è aumentata di 2,6 ore, ha detto Katherine Laughton, ricercatrice dell'Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development. La quale ha scoperto che per partorire il secondo o terzo figlio ci vogliono due ore in più rispetto agli anni Sessanta, quando il travaglio non superava in media le quattro ore. 
   
La ricerca ha coinvolto due gruppi di bambini: il primo formato da  circa 40 mila nati dal 1959 al 1966, il secondo da oltre 98 mila nati tra il 2002 al 2008.  Il 12% delle madri 'moderne'  hanno partorito con un taglio cesareo, rispetto al 3% delle mamme degli anni Sessanta. Un'altra differenza riguarda l'eta': quella del primo gruppo era piu' alta, circa 27 anni, rispetto ai 24 anni del secondo gruppo. Riscontrato anche un peso maggiore delle mamme 'moderne', e dei loro bimbi, rispetto a mezzo secolo fa. 
   Inoltre, la metà delle partorienti di oggi aveva partorito con l'epidurale, rispetto al 4% delle mamme degli anni '50 e '60. Ma, anche se questo tipo di anestesia generalmente allunga i tempi del travaglio, secondo Laughon il dato da solo non spiega la differenza riscontrata tra i due gruppi.
   L'ossitocina, ormone che accelera il travaglio, è stata somministrata al 31% delle partorienti attuali, rispetto al 12% dell'altro gruppo. Laughon ha sottolineato che senza questo ormone i travagli moderni potrebbero essere ancora più lenti, e che alcune pratiche comuni negli anni Sessanta, come il forcipe per estrarre il bambino, sono molto meno usate oggi. 

"Quando la paziente arriva con un travaglio in atto", ha spiegato Michael Cabbad, responsabile del reparto maternità del Brooklyn Hospital Medical Center, "vengono sottoposte ad apparecchiature di monitoraggio che negli anni Sessanta non esistevano. Tendono ad essere allettate e ad assumere per fleboclisi fluidi per l'idratazione, entrambe procedure che rallentano il processo del travaglio".
   
Anche se lo studio non ha esaminato il livello di ansia delle partorienti, secondo Cabbad questo non è un elemento da sottovalutare: "Cinquant'anni fa eravamo tutti più rilassati rispetto al travaglio e alla nascita. Anche se la tecnologia ha prodotto travagli più sicuri".
Un consiglio? "Trovare un ginecologo e/o ostetrica con cui sentirsi a proprio agio e con il quale comunicare e sentirsi sicure. Questo aiuta a rilassare la psiche, facilitando il travaglio".  
   
   

30 gennaio 2012

Le buone emozioni portano a un parto sicuro?


Ne sono convinta: le buone emozioni, le buone sensazioni, la fiducia e la serenità che una futura mamma prova durante la gravidanza e soprattutto durante il travaglio, possono contribuire - e non poco - alla riuscita di un parto. L'ho sperimentato su di me. Oltre che a scoprire che la mia esperienza era stata condivisa da centinaia e centinaia di migliaia di altre donne in tutto il mondo.



                                            

Risvegliarsi dal torpore in cui un pò tutte noi donne cadiamo rispetto alle sensazioni più profonde del nostro corpo: è questo uno dei doni che la nascita naturale ha in serbo per noi. Essere costrette a restare in piedi, con dignità e orgoglio, nel mondo del lavoro, e nel frattempo curare e coltivare la nostra mente, le relazioni umane, gli affetti, inevitabilmente porta una donna a trascurare una parte fondamentale del suo essere 'donna': le sue potenzialità riproduttive, il suo potere procreativo, la sua innegabile capacità di far crescere un altro essere umano dentro di se', proteggendolo. Abbiamo nove mesi per ritrovarci, per ripensarci, per rivoluzionarci, per amarci. Questo ci aiuterà a vincere l'atavica battaglia contro la "morte", o meglio, la paura della morte, ovvero quel dolore, quello strazio immenso vissuto dai tessuti e dalle ossa, dai muscoli e dagli organi interni - nonché dalla psiche - per permettere a quel prezioso esserino di venire alla luce. Nonostante e grazie a noi.

Ora, mi chiedo, come si può pensare che ancora ci sia qualcuno che si permette di non rispettare e non tutelare  un processo delicato come la gravidanza, e un evento così importante, sconvolgente, coinvolgente e assoluto come la nascita di un essere umano? La prima risposta, quella che da sempre mi è stata porta su un piatto d'argento, è stata "ovvio, ma e' proprio perche' trattasi di un POTERE!!!!". Altrimenti, chi avrebbe avuto interesse a domare, controllare, gestire, umiliare, strumentalizzare, un evento la cui protagonista e' una donna che si lamenta, si gonfia, si sgonfia, allatta, insomma, fa tutto da sola senza rompere gli zebedei a nessuno, da milioni di anni?

(fine della prima puntata)

2 agosto 2011

Giorgia: il parto in casa? Si puo' fare / Esclusiva

Finalmente Giorgia racconta l'esperienza del parto in casa, in acqua. Il suo piccolo Samuel ha 17 mesi e oggi Giorgia, un nuovo album in uscita il 6 settembre, anticipato dal singolo 'Il mio giorno migliore', ricorda quei momenti magici e spiega i motivi di questa scelta in controtendenza. L'intervista esclusiva me l'ha concessa per l'ANSA.


ANSA-INTERVISTA/ GIORGIA,COSI' MIO FIGLIO MI HA RESA PIU' FORTE

RACCONTA PER LA PRIMA VOLTA DOPO 17 MESI IL SUO PARTO IN CASA

(di Elisabetta Malvagna)

(ANSA) - ROMA, 2 AGO - Ha fatto una scelta che in Italia fa solo una donna su mille: partorire in casa. Il piccolo Samuel è nato in acqua, nell'intimità del suo appartamento romano, 17 mesi fa. Pesava quattro chili ed è stato subito accolto da mamma e papà. Da allora Giorgia, protagonista di una scelta decisamente controcorrente, non ha mai voluto apparire sulle copertine dei rotocalchi nella classica foto con l'erede in braccio (non l'aveva fatto neanche con il pancione), né ha mai raccontato la sua esperienza, condivisa con il compagno, Emanuel Lo.

"Quando sono rimasta incinta mi si è aperto un mondo", racconta all'ANSA la cantautrice romana, 40 anni compiuti pochi mesi fa e un nuovo album in arrivo il 6 settembre. Come tutte le future mamme si è informata, scoprendo "che c'é chi fa il cesareo, chi l'epidurale. Il messaggio che mi arrivava era che la gravidanza fosse una specie di malattia, e che la donna deve essere ospedalizzata, trattata come una malata. Per carità, ci sono situazioni in cui c'é bisogno del medico, ma nella maggior parte dei casi la donna è assolutamente la protagonista".

Per Giorgia, bisogna "mettersi nella condizione di vivere l'esperienza capendola, gustandola, e non demandandola", perché la gravidanza va "vissuta in prima persona" e il parto é "un punto di arrivo in cui la donna si può esprimere per quello che è". "Certo - ammette -, fa un male boia, è inutile prendersi in giro. Però forse è anche la cosa più naturale che si possa immaginare, perché siamo fatte per questo", dice con una luce negli occhi.


In un Paese dove il 40% dei bambini nasce con il cesareo, il parto a domicilio non è stata una scelta scontata: "All'inizio non credevo che poi avrei fatto il bimbo in casa, in acqua. Mi vedevo comunque guidata, in ospedale. Poi quando ero vicina al parto, ho sentito che non era il mio percorso". La gravidanza e il parto le hanno regalato una forza e una consapevolezza nuove: "E' stato meraviglioso come nei nove mesi sono cambiata. Ho acquistato una grande fiducia in me, cosa che di solito non ho. Ho vissuto questa esperienza con molta lucidità". Poi, in prossimità del lieto evento, "é arrivato tutto naturalmente. E alla fine ho sentito che si poteva fare. Certo, hai comunque bisogno di una persona che ti stia accanto, che ti segua, ovvero l'ostetrica. E' una figura-chiave nel parto, che ti lascia il tuo spazio, non dice cosa devi fare. Lo sai tu quello che devi fare, perché il corpo è tuo".

Anche l'elemento 'acqua' è stato molto positivo: "Ti aiuta a prendere delle posizioni che ti supportano nel dolore. E ti permette di accogliere il bambino in un modo assolutamente armonioso, in una situazione in cui non c'é nulla di violento. Il bambino così arriva in un ambiente non troppo illuminato, viene subito accolto dalle braccia dei genitori".


Insomma, lo consigli alle altre donne? "Sì - risponde - e comunque consiglierei un atteggiamento di ascolto di sé. Quando una donna è incinta deve ascoltare il proprio bambino e il suo corpo, fidarsi di ciò che sente. Non voglio assolutamente entrare in un ambito medico, che non mi compete. Ma la donna sa meglio di chiunque altro che cosa le sta accadendo. Perché lo sta vivendo lei". (ANSA).

5 gennaio 2010

Contro il dolore del parto, agopuntura al Civico di Palermo

Alleviare il dolore del travaglio? All'Ospedale Civico di Palermo si ricorre alla medicina non convenzionale. Agopuntura e medicina tradizionale cinese sono state introdotte in ginecologia e ostetricia con l'allestimento di un ambulatorio di medicina integrata.
L’ambulatorio sarà aperto dal 19 gennaio al piano terra del dipartimento per la tutela della salute materna e infantile. Sarà attivo il primo e il terzo martedì del mese, dalle 15.30 alle 17.30, e il secondo e il quarto venerdì del mese, dalle 15.30 alle 17.30.

Fonte: LiveSicilia, 4 gennaio 2009

19 ottobre 2009

Via i maschi dalla sala parto


La presenza maschile in sala parto va eliminata: parola di Michel Odent, famoso medico francese fondatore del Primal Health Research Centre di Londra, specializzato nello studio degli effetti a lungo termine sulla salute delle modalità del parto, dei primi istanti di vita del neonato e della sua interazione con la madre. Oggi, alla sua attività di medico e ricercatore, unisce quella di insegnante in numerosi convegni e seminari in tutto il mondo. Odent ha scritto 11 libri, pubblicati in 21 lingue.
Per Odent, "la presenza del marito o del compagno durante il parto aumenta le probabilita' di incisione cesarea, di successivi divorzi e anche di malattie mentali nei bambini. Inoltre, rende il travaglio piu' lungo e doloroso, perche' la madre e' distratta dall'ansia del padre" ha detto Odent, che presentera' i suoi risultati controversi al Royal College of Midwives Meeting a Manchester.
"Il bilanciamento ormonale della madre e' scompensato in presenza di uomini, anche se sono medici. La presenza maschile porta infatti le madri a produrre adrenalina, e a ridurre la produzione di ossitocina". Questo ormone e' fondamentale nel parto, e la sua carenza renderebbe il travaglio piu' lungo. 'Senza ossitocina non ci sono neanche le contrazioni necessarie, e tutto diventa piu' difficile' sostiene Odent.
"'La mascolinizzazione del parto ha aumentato il numero di parti cesarei. L'attrazione sessuale tra le coppie spesso sparisce. In piu' di 50 anni di esperienza in Francia, Inghilterra ed Africa, ho capito che il parto migliore e' quello in cui la donna e' da sola, assistita solo da un'ostetrica esperta. La presenza maschile va eliminata".


Fonte: AGI, 19 ottobre 2009

5 settembre 2009

Era ora!

Finalmente! L'American College of Obstetricians and Gynecologists ha stabilito che le partorienti non a rischio possono bere e mangiare durante il travaglio. Il parto è uno dei compiti più difficili e faticosi da affrontare per una donna, ma la prassi comune che viene applicata negli ospedali e nelle cliniche è il digiuno e il divieto di bere nelle ore precedenti al parto. Una buona notizia per tutte le mamme americane! Speriamo che la notizia abbia risalto anche in Italia....

11 agosto 2009

Arriva la vasca per il travaglio in acqua

E' in arrivo la nuova vasca per il travaglio in acqua: sara' inaugurata domani mattina all’Ospedale Santa Maria di Borgotaro, in Emilia Romagna. La vasca è stata acquistata con il contributo della Valtarese Foundation, sodalizio cui fanno capo gli emigrati valtaresi di New York.
«La vasca per il travaglio in acqua - hanno spiegato i medici - ha come scopo principale quello di lenire il dolore, nei momenti precedenti al parto, contribuendo al rilassamento muscolare. Questo porta le future mamme a affrontare con più calma e maggior benessere fisico un momento così particolare e delicato come quello del travaglio».
Un ulteriore gesto di solidarietà dunque, che si va ad aggiungere alla donazione dell’isola neonatale, inaugurata l'anno scorso, completando idealmente un percorso di potenziamento della Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale borgotarese.

Fonte: Gazzettadiparma.it, 11 agosto 2009

26 luglio 2009

Rossella, mamma consapevole, ci racconta i suoi 2 parti


Ricevo e volentieri pubblico questa mail:

"Ciao Elisabetta,
mi chiamo Rossella, ho 31 anni e 2 bimbi piccoli. Qualche giorno fa ho scoperto il tuo libro e poi il tuo blog, e ne sono rimasta davvero positivamente colpita!
C'è bisogno di qualcuno che ricordi alle donne che sono in grado di mettere al mondo i loro figli, che partorire non è una malattia, che i medici devono ridare competenza alle donne e smetterla di volere medicalizzare un evento naturale.
Beh, come avrai già capito anche io sono molto a favore del parto naturale:-).
Durante la mia prima gravidanza avevo letto molto (ricordo in particolare "Nascere senza violenza" di Leboyer) e, anche grazie alle ostetriche del corso pre-parto, mi sono convinta che la donna ha tutte le capacità e le competenze necessarie per partorire, e che nessuno le deve dire cosa vede fare o come deve muoversi etc... Penso che sia una violenza togliere a una donna l'esperienza del mettere al mondo il proprio figlio.
Ho avuto la gioia di 2 parti naturali senza punti nè ossitocina nè epidurale ( il primo è uscito con la ventosa, ma c'erano dei problemi e quindi ben venga l'ausilio della medicina in questi casi!); per il secondo parto ho potuto fare anche il travaglio in acqua, ed è stata un'esperienza fantastica.
Ho potuto tenere da subito i bimbi con me (e, marito a parte, guai a chi me li toccava!), li ho entrambi attaccati subito al seno e poi allattati oltre l'anno (anzi con la seconda sto ancora allattando).
Insomma, se da una parte posso dire di essere stata fortunata perchè non si sono presentate complicazioni, dall'altra però penso di avere anche io fatto un cammino di consapevolezza di me come donna, come mamma, che mi ha portato ad affrontare quei momenti senza paura ma con tanta gioia e fiducia in me e nel mio bimbo.
Anche la presenza e il sostegno di mio marito sono stati determinanti....
infatti di solito dico che "abbiamo partorito" ;-)

Ciao e ancora complimenti! continuo a seguirti sul blog !!!!!!!
Rossella

7 aprile 2009

Una palla di gomma contro i dolori del parto

Alleviare i dolori del travaglio e giungere fino al parto accavacciate su una palla di gomma è divenuta subito una tecnica molto gradita dalle gestanti dell'Ospedale di Popoli, in Abruzzo, perché permette di allentare le tensioni e dunque attenuare i dolori, nonché di muoversi, invece di stare straiate, ferme e doloranti nelle posizioni tradizionali.
I papà, durante la gravidanza, assistono alle visite e alle ecografie e assistono al travaglio e al parto. Il taglio del cordone ombelicale viene fatto seguendo ritmi meno frenetici: il neonato viene tenuto sul corpo della mamma per un po’ appena venuto al mondo, una tecnica dolce che allevia quello che per il piccolo è comunque un trauma, la nascita.
Nel reparto del Santissima Trinità - dove si lavora sotto organico - sono state recepite le linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità e dell’Unicef sostenendo l’allattamento al seno.

Fonte: Il Centro, 4 aprile 2009