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17 marzo 2017

Sono davvero contenta perché a 9 anni dalla sua pubblicazione, "Partorire senza paura" vende ancora circa 300 copie l'anno (merito anche degli ebook, che danno una grande spinta a questo mercato). Saranno poche in assoluto, ma per me è una grande soddisfazione, soprattutto perché è stato il mio primo libro e l'ho scritto con il cuore e tanta passione, con l'obiettivo di condividere con altre donne la mia esperienza. Ma soprattutto per invitarle a credere nelle loro potenzialità e nella loro competenza di madri. Grazie mille alle mie lettrici/fan!!!!

2 gennaio 2017

I miei figli sono nati in una tinozza

Cinque anni fa una troupe di Tu Style venne a casa per fare un servizio su di me. Era uscito il mio libro "Il parto in casa" e mi chiamarono per sapere se ero disponibile ad accogliere la collega giornalista e il fotografo per realizzare questo servizio. Ovviamente accettai. In quel periodo mi stavo dando molto da fare per promuovere il libro e diffondere più informazioni possibili su questa opzione ancora così poco conosciuta dalle donne. Oggi Facebook mi ha ricordato quel giorno, ve lo ripropongo con piacere. Voi cosa pensate di questa scelta? Qualcuna di voi l'ha già fatta o vorrebbe farla? Fatemi sapere!


5 gennaio 2016

Porta a Porta e il parto "militarizzato"


Ieri ho avuto la gioia, si fa per dire, di guardare una puntata di Porta a Porta dedicata ai numerosi casi di mortalità materna di questi ultimi giorni: 5 donne morte durante il parto in una settimana (vedi post precedente). Tra gli ospiti del salotto di Bruno Vespa c'era Serena Donati dell'Istituto Superiore di Sanità, che ha parlato con preoccupante disinvoltura di "disuguaglianze in termini di opportunità assistenziali che si traducono in esiti che non sono uguali nelle diverse aree del Paese". Un complicato giro di parole per dire che ogni regione fa come gli pare, gestisce i parti a suo modo, come può, mettendo impunemente a rischio la salute delle donne italiane. Ti può andar bene o male, dipende se partorisci in Emilia Romagna o in Toscana (bene), o in Sicilia e in Campania (sono dolori). Dipende anche se il travaglio comincia di giorno o di notte, il giovedì o la domenica, durante un giorno feriale (consigliato) o festivo (rischi la vita).
Un terno al lotto, insomma.

Il professore e la militarizzazione del parto
Faccio fatica a parlare di un altro ospite, Herbert Valensise, responsabile dell'Unità Ostetrica del Fatebenefratelli di Roma, uno specialista della patologia. Cerco di mantenere la calma, ma non garantisco di resistere fino alla fine del post. L'ineffabile professore è partito subito svicolando con eleganza di fronte a una puntuale domanda del prode Vespa sulla percentuale di mortalità neonatale nel suo ospedale. Poi si è lanciato in un discorso fumoso e sgrammaticato. Queste le sue testuali parole: "Il punto importante è una speranza, che è quella che tutta la comunità scientifica segue (il congiuntivo non è previsto) un iter per cercare di trovare un (sì, "un") conduzione della gravidanza che sia equilibrata fra la militarizzazione (sìììììì, ha detto proprio "militarizzazione"!) e la naturalità e comporti una diminuzione del rischio". Se opera come parla, alla larga!!!!!!!

Veronica Maya: perfetta testimonial del parto naturale
L'unica a salvarsi è stata Veronica Maya, che partorirà a breve il suo terzo figlio e che ha raccontato di aver partorito in acqua (il professor Valensise intanto deglutiva con difficoltà e strabuzzava gli occhi). "Confesso che al primo figlio avevo il desiderio di partorire in casa - confessa poi quasi vergognandosene di fronte a cotanti rappresentanti del parto medicalizzato - Volevo un'intimità e una situazione psicologica particolari. Poi mi sono fatta guidare e consigliare e abbiamo optato per la clinica". Peccato Veronica, avresti fatto meglio a non sentirti "inadeguata" e "folle" nel perseguire i tuoi bisogni, e a guidare con coraggio, competenza e serenità il tuo parto.... Ma andiamo avanti. 

Il parto in acqua: aiuto!!!!!!!!
"Parliamo un attimo del parto in acqua", chiede curioso Vespa a Valensise. "Il parto in acqua è quello in cui la signora (e se e' signorina?) partorisce immersa in una vasca e il bambino viene espulso all'interno di una vasca piena d'acqua". Ma dai! Ma veramente????? Centinaia di studi e tonnellate di evidenze scientifiche bruciate in un nanosecondo. E poi quell'ESPULSO sa tanto di qualcosa da buttare via, qualcosa di scomodo di cui liberarsi il prima possibile. Tipo le feci. Non poteva usare più felici e "umane" espressioni come  "nasce" o "viene alla luce"? 
Oltre a parlare del ruolo fondamentale delle ostetriche, Veronica sul tema (centrale) del dolore ha superato se stessa (dimostrando anche di aver letto il mio libro, "Partorire senza paura"): "Io ho scelto di non fare l'epidurale". "Perché, volevi soffrire?", fa Vespa. Lei non si scompone: "Non è che volevo soffrire, ma anche il dolore ha una sua valenza, serve alla madre e al bambino. Serve ad acquisire una consapevolezza dei propri limiti". Ormai è partita in quarta, non la ferma nessuno, neanche lo sconvolto Valensise. "Una volta che partorisci con quel dolore, acquisisci una forza interiore che ti aiuta poi nella vita, nel maternage. Il dolore l'hanno provato tante donne prima di me, così ho pensato perché devo rinunciare a questa esperienza? Devo prima capire che cos'è. Ho visto che ce la potevo fare, che potevo attingere dalle mie risorse". 

Urge équipe di sommozzatori
Esilarante (e scandalosa) l'abissale disinformazione di Valensise sul parto in acqua: "Non si usa molto frequentemente perché ha dei vantaggi e degli svantaggi. Ci devono essere delle equipe che sono abituate a fare questo tipo di andamento (sommozzatori?)  e ci sono dei rischi di tipo infettivo legato all'evoluzione del travaglio di parto stesso. Ci sono delle remore....".
Ma che dice? Prima di tutto: io, che ho partorito in casa due volte, ho dato alla luce il mio secondogenito in acqua ed erano presenti solo mio marito e l'ostetrica. Una modalità assolutamente normale. Secondo: da studi internazionali e italiani - ad esempio l'ospedale di Vipiteno (Bolzano), che nonostante sia un'eccellenza rischia la chiusura - il parto in acqua non implica un rischio maggiore di infezioni materne e neonatali. E visto che ci siamo, cito anche uno studio del National Childbirth Trust britannico, secondo cui dopo il parto il 22% delle donne ospedalizzate contrae un'infezione, contro il 5% delle donne che partoriscono in casa.

Insomma, per concludere, ho avuto la conferma dell'inadeguatezza di alcuni professionisti della nascita, che continuano imperterriti a mantenere posizioni e convinzioni ormai superate dai fatti e dalle evidenze scientifiche, a scapito delle mamme e dei loro bambini. Per quanto riguarda Veronica Maya, invece, posso dire Brava! Una piccola luce nel buio dell'informazione istituzionale. 

p.s. aggiornamento: oggi (13/01/2016) è nata la figlia di Veronica Maya, Katia Eleonora. Auguri!

2 agosto 2011

Giorgia: il parto in casa? Si puo' fare / Esclusiva

Finalmente Giorgia racconta l'esperienza del parto in casa, in acqua. Il suo piccolo Samuel ha 17 mesi e oggi Giorgia, un nuovo album in uscita il 6 settembre, anticipato dal singolo 'Il mio giorno migliore', ricorda quei momenti magici e spiega i motivi di questa scelta in controtendenza. L'intervista esclusiva me l'ha concessa per l'ANSA.


ANSA-INTERVISTA/ GIORGIA,COSI' MIO FIGLIO MI HA RESA PIU' FORTE

RACCONTA PER LA PRIMA VOLTA DOPO 17 MESI IL SUO PARTO IN CASA

(di Elisabetta Malvagna)

(ANSA) - ROMA, 2 AGO - Ha fatto una scelta che in Italia fa solo una donna su mille: partorire in casa. Il piccolo Samuel è nato in acqua, nell'intimità del suo appartamento romano, 17 mesi fa. Pesava quattro chili ed è stato subito accolto da mamma e papà. Da allora Giorgia, protagonista di una scelta decisamente controcorrente, non ha mai voluto apparire sulle copertine dei rotocalchi nella classica foto con l'erede in braccio (non l'aveva fatto neanche con il pancione), né ha mai raccontato la sua esperienza, condivisa con il compagno, Emanuel Lo.

"Quando sono rimasta incinta mi si è aperto un mondo", racconta all'ANSA la cantautrice romana, 40 anni compiuti pochi mesi fa e un nuovo album in arrivo il 6 settembre. Come tutte le future mamme si è informata, scoprendo "che c'é chi fa il cesareo, chi l'epidurale. Il messaggio che mi arrivava era che la gravidanza fosse una specie di malattia, e che la donna deve essere ospedalizzata, trattata come una malata. Per carità, ci sono situazioni in cui c'é bisogno del medico, ma nella maggior parte dei casi la donna è assolutamente la protagonista".

Per Giorgia, bisogna "mettersi nella condizione di vivere l'esperienza capendola, gustandola, e non demandandola", perché la gravidanza va "vissuta in prima persona" e il parto é "un punto di arrivo in cui la donna si può esprimere per quello che è". "Certo - ammette -, fa un male boia, è inutile prendersi in giro. Però forse è anche la cosa più naturale che si possa immaginare, perché siamo fatte per questo", dice con una luce negli occhi.


In un Paese dove il 40% dei bambini nasce con il cesareo, il parto a domicilio non è stata una scelta scontata: "All'inizio non credevo che poi avrei fatto il bimbo in casa, in acqua. Mi vedevo comunque guidata, in ospedale. Poi quando ero vicina al parto, ho sentito che non era il mio percorso". La gravidanza e il parto le hanno regalato una forza e una consapevolezza nuove: "E' stato meraviglioso come nei nove mesi sono cambiata. Ho acquistato una grande fiducia in me, cosa che di solito non ho. Ho vissuto questa esperienza con molta lucidità". Poi, in prossimità del lieto evento, "é arrivato tutto naturalmente. E alla fine ho sentito che si poteva fare. Certo, hai comunque bisogno di una persona che ti stia accanto, che ti segua, ovvero l'ostetrica. E' una figura-chiave nel parto, che ti lascia il tuo spazio, non dice cosa devi fare. Lo sai tu quello che devi fare, perché il corpo è tuo".

Anche l'elemento 'acqua' è stato molto positivo: "Ti aiuta a prendere delle posizioni che ti supportano nel dolore. E ti permette di accogliere il bambino in un modo assolutamente armonioso, in una situazione in cui non c'é nulla di violento. Il bambino così arriva in un ambiente non troppo illuminato, viene subito accolto dalle braccia dei genitori".


Insomma, lo consigli alle altre donne? "Sì - risponde - e comunque consiglierei un atteggiamento di ascolto di sé. Quando una donna è incinta deve ascoltare il proprio bambino e il suo corpo, fidarsi di ciò che sente. Non voglio assolutamente entrare in un ambito medico, che non mi compete. Ma la donna sa meglio di chiunque altro che cosa le sta accadendo. Perché lo sta vivendo lei". (ANSA).

17 gennaio 2010

Parto in acqua? A Tarquinia si può....


Nell'ospedale di Tarquinia è entrata in funzione la nuova sala parto dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia, dotata di una stanza predisposta far nascere i bambini in acqua.
La sala dispone anche un nuovo spazio per il travaglio. La struttura rientra nei lavori di riammodernamento dell'intero centro attualmente in corso.
"Ora - dice il responsabile dell'unità operativa Antonio Perugini - disponiamo di spazi moderni, efficienti, accoglienti e più sicuri. La sala parto dispone di una stanza dedicata alla nascita è un'altra per il parto in acqua. Inoltre siamo riusciti - aggiunge - a collocare i nuovi locali vicino alla sala operatoria. Questo ci permette di effettuare eventuali interventi d'urgenza in pochissimi minuti, riducendo sensibilmente i rischi per la salute della mamma e del neonato".


Fonte: Tusciaweb.it, 16 gennaio 2010

14 novembre 2009

Intervista esclusiva a Elisa, neo mamma felice




                   Il Castello di Disio, dove ho incontrato Elisa

Dopo averla vista varie volte sul palco trascinare con la sua energia migliaia di fan scatenati, è strano trovarla ora lì, seduta di fronte a me, mentre allatta amorevolmente la sua bimba, Emma Cecile, nata il 22 ottobre scorso. E’ un’immagine quasi magica. Elisa e la piccola sono avvolte dal silenzio, in penombra, sotto lo sguardo tenero e attento di Andrea, il papà, che con lei ha condiviso anni di vita artistica e di successi.


Siamo in una grande camera da letto del Castello di Disio, luogo antico e magico della sua infanzia e adolescenza, a pochi chilometri dalla sua città natale, Monfalcone. E’ un momento di intimità, sacro e potente, al quale Elisa mi ha permesso di partecipare dopo un’affollata conferenza stampa per presentare il suo ultimo album, Heart. Un lavoro nato dal ‘cuore’, dall’istinto, dall’esigenza di abbattere le barriere della razionalità e far fluire senza controllo sensazioni ed emozioni antiche e nuove. La gravidanza ha giocato ovviamente un ruolo fondamentale in questo nuovo percorso, culminato nella nascita della piccola Emma.


Un incontro (cominciato con un’ora di ritardo: “sta allattando la bambina”, ci dice Stefania, la sua fidata assistente) che si è subito trasformato in una festa, in una celebrazione partecipata e affettuosa del lieto evento da parte di tutti i giornalisti presenti. Intorno alla tavola imbandita, curata nei minimi particolari (“sembra un pranzo di nozze!” , diciamo in coro), abbiamo alzato i calici e festeggiato l’artista, e la mamma. Soffermandoci a lungo sul racconto del parto e dei momenti di difficoltà e di gioia immensa vissuti da Elisa, stanca ma radiosa per aver raggiunto un traguardo così prezioso ed importante. Racconta che avrebbe voluto partorire in casa ma, dopo 41 ore di travaglio è dovuta andare in ospedale, dove ha dato alla luce la sua bimba, naturalmente.


Le domande e i toni dell’incontro hanno poco a che fare con le modalità tipiche delle conferenze stampa: le prime domande sull’album arrivano infatti solo dopo una buona mezz’ora. Molti di noi conoscono Elisa da anni e ritrovarla ora in questa nuova veste, al culmine della felicità, reduce da una poppata, in questo fantastico Castello a picco sul mare, come protetta e abbracciata dalla sua terra d’origine, fa slittare le domande sul nuovo lavoro (di cui Elisa e Andrea Rigonat sono co-produttori), che l’ha vista impegnata fino a pochi giorni prima del parto, e che presenterà dal vivo nei palazzetti di tutta Italia in primavera. “Ma prima devo trovare una tata”, dice, “Ora siamo Andrea ed io ad occuparci di Emma. Non vogliamo avere estranei in casa, soprattutto di notte".


Poco prima della fine dell’incontro, arriva lei, la più attesa: Emma. Andrea la tiene in braccio sorridendo, con orgoglio, tra i sorrisi e gli applausi dei presenti. Ha fame e vuole la sua mamma. Lei, con grande cura e attenzione, la prende tra le braccia e controlla che tutto vada bene. Poi si alza e , scusandosi ci saluta e si allontana per un’altra poppata.


Come è nata l’idea di partorire in casa?
Abbiamo cercato informazioni e abbiamo visto che all’estero esistono diversi ‘Birth center’. Ma in Italia, e soprattutto qui in Friuli, non ho trovato nulla. Volevo creare un ambiente particolare, intimo, non volevo andare in ospedale. Ho un’idea diversa del parto, della nascita, sono convinta che non siano una malattia. Poi, purtroppo, mi si sono rotte le acque all’improvviso (la data presunta del parto era il 2 novembre, ndr.) e questo ha messo subito la clessidra sul parto in casa, per cui non ci sono riuscita. Sarà per la prossima volta. Comunque, siamo stati seguiti dalle ostetriche subito dopo il parto, mi hanno tolto i punti a casa, mi hanno mostrato come medicare il cordone ombelicale, mi hanno aiutato moltissimo. Non avevamo fatto nessun corso di preparazione al parto perché preparavamo l’album. E’ stato un aiuto fondamentale.


Prima ci hai raccontato che avevate ordinato anche una piscina per il parto in acqua...
Sì, avevo scelto di partorire in acqua dopo aver letto che è meno doloroso per la mamma e meno traumatico per il bambino. Abbiamo ordinato una piscina di plastica gonfiabile, sono venuti i tecnici a montarla. C’e’ stato anche qualche problema perché il compressore non funzionava… Ma, nonostante alla fine fosse tutto pronto, dopo tante ore di travaglio il parto non si apriva. A un certo punto, quando stavamo per andare in ospedale, dopo 41 ore di travaglio - ho urlato talmente forte che potrei a questo punto cantare in un gruppo hard-rock - Andrea è stato grande: mi ha detto “ma dopo tutta questa fatica per preparare la piscina, entra nell’acqua almeno un attimo!”. Non ne avevo molta voglia, in realtà, ma mi sono immersa, per circa venti minuti. Ero esausta, mi lamentavo con dei flebili ‘ahhhh, ahhhh’. Ma non succedeva niente…


Nonostante non sia riuscita nel suo progetto iniziale, Elisa è comunque molto soddisfatta di come sono andate le cose: la sua bimba è nata all’ospedale di Monfalcone, a pochissima distanza da casa.


La mia ostetrica lavora lì, quindi ha potuto assistermi senza problemi. E’ stato molto bello partorire in ospedale, per molti motivi. Mi hanno dato l’ossitocina, un aiuto chimico pesante, che però mi ha salvata dal cesareo. Il parto si è aperto in sala travaglio, per cui non ci siamo spostati. Nella stanza dove ho partorito non c’erano luci forti che mi avrebbero potuto disturbare. Penso che il travaglio vada fatto in casa propria. In realtà, la prima e la seconda fase del travaglio sono sopportabilissime, e in casa puoi muoverti liberamente, fare la doccia, guardare un film, mangiare, bere. Soprattutto se hai un travaglio lungo, hai tante comodità che non sempre puoi avere in ospedale”.
Confessa di aver temuto che la sua celebrità potesse crearle dei problemi:
“Temevo che essere famosa mi avrebbe fatto vivere quel momento in un clima di ansia e di paura. Volevo essere trattata come mamma, non come un personaggio dello spettacolo o come una popstar. Invece è stata un’esperienza positiva. Il personale del reparto maternità era stato istruito, erano tutti pronti a riceverci e ci hanno aiutato a mantenere una situazione intima, corretta. Non hanno chiesto neanche un autografo…”. “Li hanno chiesti tutti dopo!”, precisa Andrea sorridendo.
Insomma, alla fine si è svolto tutto nel migliore dei modi. Com’e’ andato il “dopo”?
“All’inizio è stato molto duro perché il travaglio era stato molto lungo e avevo molto sonno arretrato. Dopo quattro giorni senza dormire ero molto stanca, ma dovevo gestire la bimba, l’allattamento al seno… E’ stato un decollo con parecchio vento. Ma da lì le cose sono andate sempre meglio.


Qual è stato il ruolo di Andrea?
Aveva la mia totale fiducia. Abbiamo vissuto tutta la gravidanza, il parto e queste tre settimane in maniera molto condivisa, abbiamo fatto tutto insieme. Mi sono sentita molto supportata da lui. Ho letto che bisogna aiutare i papà a non sentirsi esclusi, ma un papà non è un cane né un bambino piccolo: è un essere umano, e lo devi trattare come lo trattavi prima. Se ti fidi davvero ti viene spontaneo condividere.


Come ti sei preparata al grande evento?
Ero molto impegnata, lavoravo 12 ore al giorno. Questo album doveva essere in italiano. Ma quando sono rimasta incinta, mi sono inabissata. Ho provato a scrivere in italiano, ma mentre a livello musicale il lavoro stava procedendo in modo fluido, sui testi mi sentivo in difficoltà. Ed ero anche isterica, perché non potevo fumare (e mi dice che ora, dopo 16 anni, ha smesso del tutto). Ma non volevo fare il compito in classe, ero terrorizzata dal rischio di fare cose glaciali, che poi non avrei riconosciuto. Siamo stati anche molto via da casa. Non avevo le mie amiche accanto per potermi confidare e condividere questa attesa. Comunque, durante la gravidanza ho avuto anche dei momenti, tutti miei, in cui mi soffermavo a pensare a questo evento. Ho smesso di lavorare solo dieci giorni prima del parto. Poi, è arrivato il 21 ottobre: avevo un’intervista alle sei di sera, ma alle quattro del mattino mi si sono rotte le acque…


Come ti immaginavi in questo nuovo ruolo?
Non me lo immaginavo, avevo tanta paura. Lo sentivo come una grande responsabilità. Ma al tempo stesso mi emozionavo tanto al pensiero di diventare mamma.


Emma ha finito di poppare, si è addormentata. Il Castello sta per essere inghiottito dalle morbide luci del tramonto, che lentamente si fondono con il mare. E’ ora di ripartire alla volta di Roma. Saluto Elisa con un abbraccio, ringraziandola per avermi regalato questi momenti di intimità e di aver condiviso un’esperienza unica. Ma, prima di lasciarla, mi soffermo un attimo a guardare Emma Cecile. E penso che nessun premio, nessuna vittoria a Sanremo, nessun disco d’oro o di platino, possa essere minimamente paragonabile alla gioia e all’emozione di diventare mamma.


Leggi anche l'intervista Ansa sul nuovo album Heart

18 ottobre 2009

Il parto in acqua? Si può fare anche a Nola

Il prossimo 31 ottobre sarà inaugurato il nuovo reparto Ostetricia dell'ospedale di Nola, Santa Maria della Pietà, rimasto chiuso per alcuni mesi, che sarà dotato di nuove apparecchiature all'avanguardia, come la vasca per il parto in acqua. Un bell'annuncio, ma speriamo che poi la vasca da parto funzioni e alle donne sia data questa opportunità e non, come spesso purtroppo accade, la vasca è lì, ma ... o non viene collaudata o manca il personale addetto ad assistere le partorienti che vogliono far nascere in acqua i loro bambini....

Fonte: Casertanews, it, 16 ottobre 2009

15 settembre 2009

Un bellissimo parto in casa, in acqua

Un bellissimo video di un parto in casa, in acqua, in un'atmosfera di calma, pace e intimità. La mamma assiste i parti in casa e stavolta ha assistito il suo, accompagnata dal marito e dai due figli. Dopo un duro lavoro (e tante urla, a me e' successa la stessa cosa durante la nascita della mia primogenita) è nato un bellissimo bimbo, accolto subito dai suoi due fratellini.

11 agosto 2009

Arriva la vasca per il travaglio in acqua

E' in arrivo la nuova vasca per il travaglio in acqua: sara' inaugurata domani mattina all’Ospedale Santa Maria di Borgotaro, in Emilia Romagna. La vasca è stata acquistata con il contributo della Valtarese Foundation, sodalizio cui fanno capo gli emigrati valtaresi di New York.
«La vasca per il travaglio in acqua - hanno spiegato i medici - ha come scopo principale quello di lenire il dolore, nei momenti precedenti al parto, contribuendo al rilassamento muscolare. Questo porta le future mamme a affrontare con più calma e maggior benessere fisico un momento così particolare e delicato come quello del travaglio».
Un ulteriore gesto di solidarietà dunque, che si va ad aggiungere alla donazione dell’isola neonatale, inaugurata l'anno scorso, completando idealmente un percorso di potenziamento della Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale borgotarese.

Fonte: Gazzettadiparma.it, 11 agosto 2009

14 luglio 2009

Il dolore del parto alla base del legame affettivo mamma-bebé

So bene che questa notizia fara' inorridire le sostenitrici dell'epidurale e del cesareo, ma sono comunque "costretta" a riportarla (si fa per dire, visto che nel mio libro - uscito un anno fa - dico le stesse cose dell'ostetrico britannico citato). Questo non significa assolutamente che le donne che hanno un reale bisogno (e sottolineo, BISOGNO) di un taglio cesareo, non abbiano lo stesso legame con il proprio bambino.... Non esistono mamme di serie A (quelle che partoriscono per via vaginale) e di serie B (sottoposte a cesareo) !!!!!!. Ma sicuramente l'eccesso di medicalizzazione rischia di far diventare i reparti maternita' in asettici bambinifici e di trasformare le donne da protagoniste a oggetti passivi e semplici contenitori da svuotare :

LONDRA - "Il dolore del parto ha uno scopo, quello di formare un legame tra madre e bambino e renderla consapevole delle responsabilita' dell'essere madre". Questa e' l'opinione di Denis Walsh, ostetrico dell'Universita' di Nottingham (Gran Bretagna). "Le donne - ha proseguito l'ostetrico britannico - dovrebbero essere preparate a sopportare il dolore della nascita, e non semplicemente ad evitarlo. Si tratta di un rito di passaggio, fondamentale per stabilire un forte legame tra madre e figlio. Ci sono delle forti prove del fatto che il parto normale e il travaglio attivano delle aree nel cervello della madre associate alla formazione dei legami affettivi. Qualcosa che non succede nel parto cesareo o in quello indolore".

Welsh, che ha esposto la sua opinione sulla rivista Evidence Based Midwifery, e' convinto che l'uso eccessivo di epidurali possa portare ad anestetizzare' l'esperienza della maternita'. "Ci sono numerosi metodi alternativi - ha detto - che possono diminuire il dolore, come yoga, ipnosi, massaggi, idroterapia e parto in acqua.Queste pratiche andrebbero incoraggiate. L'epidurale, invece, presenta dei rischi clinici come prolungamento della fase di travaglio e minori percentuali associate di allattamento al seno. Oggi la maggior parte degli ospedali e delle cliniche la permette su richiesta. Il 20 per cento delle donne che ottiene l'epidurale non ne ha veramente bisogno".
L'opinione di Welsh ha gia' sollevato un polverone di polemiche da parte di altri esperti ostetrici. "Si tratta di un'esagerazione dei rischi dell'epidurale", ha detto Justin Clark, ginecologo del Birmingham Women's Hospital. "Questa tecnica anestetica non e' abusata", ha concluso.

Fonte: AGI SALUTE e NEWSFOOD.COM, 13 luglio 2009
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200907131248-hpg-rsa0011-parto_ostetrico_gb_dolore_forma_legame_affettivo_madre_bebe

13 luglio 2009

ll parto? In acqua e con l'ipod

"Chiara è venuta al mondo con due bracciate. Sguazzando beata come una piccola Federica Pellegrini. Due chili e 900, pochi capelli, e quattro ostetriche attorno che le danno il benvenuto insieme a due ginecologi del San Francesco"...

Parte cosi' un articolo pubblicato sul sito dell'Espresso. Se volete leggere tutta la storia di questo bellissimo parto in acqua cliccate qui : http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/il-parto-in-acqua-e-con-li-pod/2103879

5 maggio 2009

Un parto in acqua vissuto in famiglia

Pubblico questo bel video di un parto in acqua perche' mi ricorda molto la nascita del mio secondogenito, Leonardo. La mamma descrive le emozioni che un parto in casa può regalare a tutta la famiglia. Spero che anche voi vi emozionerete guardandolo....


27 aprile 2009

Vipiteno capitale del parto in acqua

Vipiteno e' la 'capitale' italiana dei parti in acqua. Nella cittadina altoatesina infatti e' nato in acqua il 2500/o bambino. Le esperienze del reparto di Vipiteno, diretto dal primario Albin Thoeni e che vede in acqua il 40% dei suoi neonati, hanno suscitato l'interesse della stampa internazionale con pubblicazioni in italiano, tedesco, francese e polacco e spagnolo. Il 16 maggio verra' organizzato un corso pratico-teorico sull'argomento, con partecipanti da tutta Italia.

Fonte: ANSA, 27 aprile 2009


25 marzo 2009

Il parto in acqua piace alle donne di Vizzolo



Nella sala del “mare” e del “sole”, sono disponibili, oltre al letto dove la donna partorirà, anche una vasca per il parto in acqua. L’ospedale di Vizzolo Predabissi (Milano) offre la possibilità del parto/travaglio in acqua e punta molto sull’aspetto dell’accoglienza delle partorienti.

Il parto in acqua e' una scelta che nel 2008 è stata utilizzata da circa il 15% delle donne che hanno partorito nell'ospedale. Altre, che affrontano il parto tradizionale, preferiscono questa possibilità per il travaglio, che viene facilitato dall’elemento acqua. L’obiettivo è rendere il parto un momento naturale per donna e neonato, tutto il comfort di un ambiente più intimo, di tipo domestico, sempre nella massima sicurezza offerta dalla struttura sanitaria.





Fonte: http://www.junior.cybermed.it/, 25 marzo 2009

9 febbraio 2009

Una vasca per il parto in acqua di ultima generazione a Magenta

Oltre 600 metri quadrati di superficie con tre nuclei indipendenti ma comunicanti dotati delle più moderne tecnologie. Ciascuno con una sala parto, una sala travaglio e un’isola neonatale. Due sale post partum e una sala operatoria. Questi sono i dati principali del Blocco Parto dell’ospedale Fornaroli di Magenta.
 La Lombardia è la Regione che in Italia ha investito di più nel rinnovamento delle strutture sanitarie e nella costruzione di nuovi ospedali, investendo negli ultimi anni 4 miliardi di euro per realizzare 800 interventi, di cui 600 già conclusi. Per il Blocco Parto del Fornaroli,la Regione ha messo a disposizione un finanziamento di 1.188.000 euro. Filo conduttore dell’intervento è stata l’attenzione a valorizzare il più possibile l’aspetto naturale e intimo dell’evento della nascita e a ridurre la sua eccessiva medicalizzazione. Il risultato è stato ottenuto anche attraverso molti ammodernamenti strutturali e tecnologici. Va citata una vasca per il parto in acqua di ultima generazione. Tutti gli spazi sono dotati di numerosi comfort come poltrone, cuscini, sgabelli e arredi vari che garantiscono alla gestante liberta di movimento e privacy allo stesso tempo.
 Il reparto di ostetricia dell’ospedale di Magenta conta circa 1.800 parti all’anno, con un trend in continua crescita e si colloca ai primi posti in Lombardia.

Fonte: Il Giornale.it, 9 febbraio 2009

28 gennaio 2009

Beatrice, prima nata in casa dopo 30 anni

Beatrice Mazzocca è la prima nata, in casa, a Spoltore dopo trent'anni. Il 23 gennaio 2009 alle ore 3.30 la piccola Beatrice, che pesa ben 3 kili e 770 grammi, è venuta alla luce con un parto naturale, in acqua e a casa, dopo un' attenta preparazione e organizzazione dei genitori e delle ostetriche che l’hanno assistita, Stefania Manara di Termoli e Giglio Antonietta di Napoli.
I genitori di Beatrice, Paola Mariani e Stefano Mazzocca, affermano di aver vissuto una esperienza bellissima; Paola, continua dicendo che “ogni mamma dovrebbe poter vivere positivamente l’esperienza del parto, in modo naturale” .
Il Sindaco, dopo aver fatto gli auguri ai genitori, ha posato per la fotografia di rito cingendo fra le braccia Beatrice e invitando i concittadini a valutare la bella ed importante opportunità di partorire a casa propria, perché si possa tornare alle orgogliose tradizioni di “nato a Spoltore” dando quella valenza singolare di appartenenza.

Fonte: abruzzoliberale.it, 28 gennaio 2009

6 gennaio 2009

E' nato il 100° bambino in acqua al Santa Corona


E’ nato giovedì mattina 4 dicembre alle ore 8.45 un bel maschietto. Pesava 3,120 chili. I suoi genitori lo hanno chiamato Pietro.
Per il Reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Corona è un bambino speciale: il centesimo nato in acqua, nell’accogliente “sala Blu”, che ospita la vasca dedicata ai parti.
Dopo la prima esperienza nel febbraio 2006, il parto in acqua è diventata qui una realtà quasi costante: una scelta consapevole che la donna, con il supporto ed il consiglio dell'ostetrica, intraprende per il benessere del bambino. 
Fonte: ClicMedicina.it, 9 dicembre 2008

10 dicembre 2008

Parto in acqua, che emozione!

Ricevo da Roberto questa mail, che volentieri pubblico:

Ciao Elisabetta
sono Roberto l'ostetrico che lavora all'ospedale di Olbia. Ti avevo scritto dopo aver letto il tuo libro "Partorire senza paura". Ho visto sul blog l'articolo sull'ospedale di Olbia riguardante la vasca per il parto in acqua. Volevo comunicarti che Domenica 7/12/2008 io e una mia collega abbiamo assistito alla nascita del primo bimbo nell'acqua ed è stata un'esperienza emozionante per tutti noi e per i genitori del nuovo nato. Auguro a tutte le donne di raccontare la bella esperienza del travaglio e parto in acqua come ha fatto con noi la nostra prima donna...
Un caro saluto
ROBERTO