26 novembre 2008

In Italia 8 donne su 10 si sentono discriminate

In Italia otto donne su dieci si sentono discriminate: è quanto emerge da un'indagine svolta su un campione di mille donne dall'Osservatorio Cera di Cupra, presentata oggi a Milano. Secondo la ricerca, la testimonianza che per le donne italiane la strada per le pari opportunità è ancora lunga da percorrere è rappresentata dalla classifica stilata dal Wall Street Journal sulle donne più influenti dell'anno, nella quale compare una sola italiana, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che si è classificata al quarantaquattresimo posto.
La grande maggioranza del campione intervistato è convinta che il potere sia ancora saldamente nelle mani del sesso forte, e si sente discriminata in vari modi: nel riconoscimento delle proprie capacità (1 donna su 2) e nel diritto di mettere al mondo dei figli (più della metà delle donne tra i 25 e i 44 anni). Nonostante tutto, però, emerge che se dovessero scegliere tra figli e lavoro, 9 donne su 10 sceglierebbe la maternità.
Fonte: ANSA, 12 novembre 2008

Congedo più lungo per le mamme di bebé prematuri


Bisogna prolungare il tempo di astensione obbligatoria dal lavoro per le mamme di bebé prematuri facendo partire il termine di decorrenza del congedo dal momento in cui il bimbo esce dall'ospedale e va a casa, non dal momento in cui nasce come è secondo la legge vigente. Rinnovato oggi nel congresso che segna la fondazione della rete europea per la cura dei prematuri, l'appello congiunto di società italiana di neonatologia (SIN) e associazione Vivere Onlus, relativo a una proposta di legge che lo scorso luglio SIN e Vivere hanno presentato al sottosegretario al Welfare Eugenia Rocella. La proposta chiede di modificare l'articolo 11 della legge 53/2000 in base alla quale oggi la mamma lavoratrice in caso di parto prematuro ha diritto ai giorni non goduti di astensione obbligaria dal lavoro prima del parto (in numero pari ai giorni di gestazione persi) che vanno aggiunti al congedo post-parto.
Fonte: ANSA, 19 novembre 2008

24 novembre 2008

Anche ad Olbia si partorisce in acqua , grazie a una cena di beneficenza

Anche l'ospedale di Olbia ha la vasca per il parto in acqua, acquistata grazie alla generosità dei galluresi. Il personale del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale Giovanni Paolo II sta ultimando i corsi di formazione: il parto in acqua sarà possibile a Olbia dal primo dicembre 2008.
Grazie al lavoro del Comitato promotore per il parto in acqua, composto da un gruppo di medici, ostetriche e infermieri del reparto di Ostetricia e Ginecologia della Asl di Olbia, alla collaborazione della Onlus di Golfo Aranci, Monte Ruiu, e alla generosità della società ''Billy Beach Club'' che ha messo a disposizione il Fiat Playa, è stato possibile acquistare, coi soldi raccolti nel corso di una cena di beneficenza (oltre 20.000 euro), la vasca per il parto in acqua per l'ospedale.

A volte basta poco, basta avere qualche idea, semplice e concreta, come una cena di beneficenza, invece di tante parole al vento, per cambiare le cose. Complimenti per l'iniziativa.

21 novembre 2008

Acquaerobica riduce il dolore in travaglio


Partecipare ad un corso di acquaerobica prima del parto riduce il dolore durante il travaglio e il ricorso all'epidurale. Lo ha dimostrato una ricerca condotta presso l'Università di Campinas, in Brasile; il lavoro è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Reproductive Health.
L'acquaerobica è un programma di lavoro in acqua bassa improntato sul piano dell’allenamento cardiovascolare. È un'attività diversa dall'acquagym, che è anaerobico; l'acquaerobica mira a potenziare le capacità aerobiche, attraverso esercizi di resistenza. Le lezioni vengono sempre effettuate a ritmi di musica e prevedono movimenti da compiere a tempo e l'esecuzione di coreografie.
Rosa Pereira, una delle autrici dello studio, ha seguito un gruppo di 71 donne incinte, metà delle quali hanno partecipato ad un corso di acquaerobica. Le ha monitorate per tutto il tempo della gravidanza e le ha assistite durante il travaglio e il parto. "Non ci sono state differenze significative tra la durata del travaglio delle donne che avevano fatto acquaerobica e quelle che invece avevano seguito i tradizionali corsi di preparazione al parto. Però nel gruppo delle prime solo il 27 per cento ha chiesto di fare l'epidurale, contro il 65 per cento dell'altro gruppo", ha dichiarato la Pereira.
di Emanuela Grasso, Pensiero Scientifico

FONTE: Baciuk EP et al. Water aerobics in pregnancy: cardiovascular response, labor and neonatal outcomes. Reproductive Health (in press).

18 novembre 2008

In gravidanza le donne preferiscono i prodotti naturali per curare piccoli disturbi: ma c'e chi protesta

"Nelle donne in gravidanza c'é troppa fiducia nei prodotti naturali, e li usa senza paura di rischiare il 48% delle italiane, molte di più sia della media standard nazionale (10 - 15%), sia di quella di ogni altro paese, europeo o extra europeo. E' uno dei risultati di una ricerca, pubblicata dalla rivista scientifica internazionale eCAM (Evidence Based Complementary and Alternative Medicine), promossa dall'Associazione Medici Fitoterapeuti (Anmfit, presieduta dal dottor Fabio Firenzuoli) in collaborazione con il Centro di farmacovigilanza della Regione Toscana e con l'Istituto di Farmacologia dell' Università di Firenze.
La ricerca ha coinvolto un gruppo di 172 donne a vari stadi di gravidanza e circa una su due ha detto di aver accentuato il consumo di prodotti naturali, una volta incinta, essenzialmente per risolvere problemi comuni come stitichezza, cistiti, stanchezza, anemia. Ciò, paradossalmente, osserva lo studio, avendo una precisa percezione del rischio di assumere farmaci di sintesi, in particolare nel primo trimestre, ma senza alcun analogo atteggiamento di prevenzione verso i rimedi cosiddetti naturali. Il 52 % del campione li considera infatti più sicuri e il 30 % di identica sicurezza, dunque con una percezione del rischio molto bassa. Circa 6 donne su 10 non sono state in grado di descrivere ciò che avevano consumato, prova evidente di disattenzione, di sottovalutazione del rischio e di eccesso di fiducia verso prodotti che, qualificandosi naturali, danno a intendere di non aver bisogno di particolari attenzioni. "Accade cioé l'esatto contrario - commenta Firenzuoli - di quanto il Ministero della Salute afferma in uno specifico documento sui rischi legati all'uso dei prodotti erboristici e fitoterapici in gravidanza". Un secondo paradosso emerge inoltre da un'indagine condotta all'Ospedale di Empoli, dove Firenzuoli dirige il Centro di Medicina Naturale, Centro di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana. La maggior parte di questi prodotti vengono usati proprio nei primi tre mesi della gravidanza, ossia quando i rischi di effetti tossici sul feto sono più elevati. In conseguenza di queste ricerche il Centro sta preparando una squadra di specialisti (esperti di medicine naturali, ginecologi, pediatri, tossicologi, farmacologi, ecc.) per poter dare informazioni garantite su usi e rischi di prodotti naturali per la donna in gravidanza e per il bambino".
Fonte: ANSA, 13 novembre 2008

Commento: ma qualcuno ha chiesto alle donne che hanno usato questi prodotti se questi avessero poi provocato danni a loro o ai loro bambini? E se si', quali? Sarei curiosissima di saperlo, non tanto per fare polemica, ma solo per farmi un'idea chiara su questo argomento (ma l'informazione non e' quasi mai completa su nulla, purtroppo....)

Un aggiornamento sul caso dei neonati morti in Versilia

Sono arrivati a 19 gli indagati per il caso dei tre neonati morti in 18 giorni, nel mese di ottobre scorso, all' ospedale 'Versilia', episodi che hanno portato alla sospensione per 30 giorni, del primario del reparto di ostetricia e ginecologia, Giovanni Paolo Cima. Dopo i sette avvisi di garanzia, emessi per il secondo neonato morto, deceduto il 17 ottobre, altri 12 sono stati emessi dalla procura della Repubblica di Lucca.
Fonte: ANSA, 18 nov 2008

Mamme videoregistrate in sala parto, CI MANCAVA SOLO QUESTO


Vi racconto l'ultima....

Videoregistrare il consenso informato anziché firmarlo, come attualmente avviene. A proporlo e' la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo). "Troppo spesso - dice il presidente Giorgio Vittori - un momento così importante è limitato a una firma posta dal paziente (PERCHE' SI DICE "IL PAZIENTE" QUANDO, SE NON ERRO, DAI GINECOLOGI E OSTETRICHE VANNO SOLO LE DONNE?, BOH? UN MODO PER SPERSONALIZZARE IL TUTTO?) su un foglio, pochi minuti prima di un intervento chirurgico. E' invece opportuno che il medico spieghi al paziente (ANCORA?)la malattia da cui è affetto (CIOE' LA GRAVIDANZA?), le cure cui si deve sottoporre e le eventuali complicanze. Solo così il paziente (ARIDAJE) può davvero capire".
Ma poi, continuando a leggere la notizia, si capisce il motivo di questa proposta: secondo l'avvocato Virginia Gozzi, non a caso consulente della Sigo, la videoregistrazione deve essere inserita nella cartella clinica e ''avere valore di prova nel caso di contenzioso medico-paziente''. "Attualmente, "spiega" , se il paziente (VABBE'...)lamenta di non essere stato informato, deve essere il medico, se vuole evitare la condanna, a provare di averlo fatto in modo esauriente". "Queste procedure - conclude - potrebbero tutelare le stesse direzioni sanitarie spesso citate in giudizio insieme ai medici".
Ah, ecco....

4 novembre 2008

Per informarvi andate su Internet, dice il presidente della Federazione di ostetricia e ginecologia

''Non solo manca un'omogeneita' di organizzazione ed efficenza tra le strutture sul territorio nazionale, ma manca anche un'adeguata informazione alle gestanti. Forse il modo migliore per reperire informazioni sull'efficienza delle strutture e' leggere i tanti blog in rete delle pazienti-gestanti'': lo ha detto oggi il presidente della Federazione italiana di ostetricia e ginecologia Giovan Battista Serra. Bello l'invito, ma e' anche un modo per dire: le istituzioni e le strutture ospedaliere pubbliche non sono capaci di informare le donne, che devono arrangiarsi da sole... Ma chi non ha internet o non e' abituata a navigare in rete?

La situazione in sala parto non e' buona


Al Sud 1 parto su 3 avviene in strutture non eccellenti: attrezzate in modo inadeguato e con un numero minore di 1.000 parti annui. La fotografia del nascere in Italia è stata illustrata oggi alla presentazione del I Congresso nazionale della Federazione italiana di ostetricia e ginecologia (Fiog), in programma da domani a Roma. Che la nascita sia un momento cruciale lo dimostrano anche i dati sui presunti errori medici: il settore ostetricia e ginecologia si colloca infatti al secondo posto, dopo l'ortopedia, per numero di contenziosi, ed al primo posto per entità dei risarcimenti. Ma la preoccupazione, affermano gli esperti, è soprattutto per la 'forbice' nel Paese: "C'é una grande differenza fra il partorire in una struttura dove si effettuano 200-300 parti l'anno e in una dove il numero di parti é oltre 1500 - ha affermato il presidente della Associazione ginecologi universitari italiani (Agui) Massimo Moscarini - la formazione degli operatori sarà diversa, come la struttura, talvolta non adeguatamente attrezzata per motivi economici".

3 novembre 2008

Il mistero dell'ospedale modello dove muoiono i neonati

La Stampa di oggi pubblica un articolo sull'ospedale di Torino dove sono morti 3 neonati in tre settimane. Per leggerlo cliccate sul titolo.

1 novembre 2008

Continuo ad aggiornarvi sulle morti neonatali....

La notizia e' di oggi: un neonato e' morto all'Ospedale Versilia (Viareggio): e' il terzo il 18 giorni.

"Ancora un neonato morto all' ospedale Versilia, è il terzo in 18 giorni. Il decesso è avvenuto ieri, come riporta il quotidiano La Nazione. Le altre morti di neonati erano avvenute il 14 e il 17 ottobre scorsi. All'ospedale parlano di "tragica concatenazione di eventi", ma come per gli altri piccoli deceduti, anche su questo sarà disposta l'autopsia. Il bambino, figlio di una donna di 26 anni, sana e alla sua prima gravidanza, è nato con parto cesareo ma in sofferenza per il distacco della placenta: è stato rianimato ma è morto due ore dopo il ricovero nell' unità di terapia neonatale. Il parto era cominciato in maniera naturale: la madre era arrivata alla 36/ma settimana di gestazione. Durante il travaglio sono sorte complicazioni che hanno portato al distacco della placenta e che hanno indotto i medici a praticare il cesareo. Da ieri sono in corso accertamenti per capire se c'é stata una falla nelle procedure, errori umani o qualsiasi altro aspetto che possa spiegare questa sequenza di morti. "Per il momento - dice il dottor Luigi Gagliardi, primario di neonatologia - non è stata riscontrata alcuna anomalia". Nei due casi precedenti, un piccolo nacque morto dopo un parto cesareo, l'altro al termine di una nascita con i sistemi naturali.
Fonte: ANSA, 1 novembre 2008